Energia elettrica: cosa c’era prima del mercato libero?

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Breve storia della nazionalizzazione dell’energia elettrica in Italia

Cosa significa mercato libero e perché per anni la vendita dell’energia elettrica è stata soggetta a monopolio di stato?

“Sta arrivando il mercato libero”. “Il mercato libero è arrivato!”. “A luglio di quest’anno ci sarà il mercato libero per tutti”. Ne avrete sentite tante di frasi simili, da anni ormai e da fonti diverse.

Facciamo, come nostro solito, un po’ di chiarezza. Intanto cosa significa mercato libero?

Mercato libero significa che gli utenti possono scegliere senza vincoli e limiti a quale gestore affidare la propria bolletta di gas ed energia elettrica.

Ma quindi ci siamo già nel mercato libero? Io posso già scegliere il mio venditore di gas e luce preferito, giusto? “.

Si, ci siamo già ma non completamente, almeno finché rimarrà affiancato al mercato libero il mercato di maggior tutela, rappresentato in buona parte dal Servizio Elettrico Nazionale che opera in regime tariffario stabilito dall’ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente). Ma questo è un tema che affronteremo più avanti, partiamo con la storia.

Contesto storico

Nella storia della nazionalizzazione italiana si possono vedere confluire le due correnti di pensiero che hanno dominato la guerra fredda: socialismo e capitalismo. Capitalismo, perché è anche grazie al capitalismo americano e al piano Marshall se l’italia è riuscita a realizzare il boom economico degli anni ’50. Socialismo, perché è stato l’influsso del partito socialista a portare a compimento la nazionalizzazione del mercato elettrico.

Negli anni sessanta l’italia era in pieno boom economico e un nuovo protagonista era già entrato nelle nostre case: l’elettrodomestico.

Frigoriferi, aspirapolvere e lavatrici cominciarono a diventare beni sempre più diffusi e la domanda di energia elettrica crebbe esponenzialmente.

Nel 1950 la produzione italiana era di 24 miliardi di KWh. Soltanto 10 anni dopo, nel 1960, era più che raddoppiata, passando a 56 miliardi di Kwh.

Per sostenere questo enorme bisogno di energia il governo dell’epoca (Fanfani IV) decise di nazionalizzare e nel 1962 costituìì l’ENEL (Ente nazionale per l’energia elettrica) accorpando 1270 aziende che operavano come distributori, venditori e produttori.

L’obiettivo di questa legge (6 dicembre 1962 n.1643) era di “assicurare con minimi costi di gestione una disponibilità di energia elettrica adeguata per quantità e prezzo alle esigenze di un equilibrato sviluppo economico del Paese” (art 1).

La nazionalizzazione permise dunque di ridurre i costi della rivendita e di efficientare la rete di distribuzione con grandi interventi strutturali, e soprattutto permise l’allaccio alla rete elettrica a quasi tutti gli italiani.

In seguito alle spinte liberiste degli anni ottanta, il mercato fu pian piano liberalizzato smembrando ENEL e dividendone influenze e compiti. Ma questa è un’altra storia che racconteremo più avanti.

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